Siccità

Qui la siccità è una faccenda molto seria. Te ne rendi conto quando versi un po' d'acqua a terra (stavo facendo il bucato) e subito api e vespe arrivano per bere.
La terra è dura e anche la lavanda, che è una pianta resistente e poco avezza alle cure, fa seccare qualche ramo per farne fiorire qualcuno in meno. I ciliegi, nel tentativo di sopravvivere, ritirano l'acqua dai frutti che restano appesi e raggrinziti, bordeaux e secchi come prugnette.
Ieri abbiamo rinfoltito la pacciamatura alle piante del frutteto e dell'orto e poi abbiamo caricato una piccola cisterna sul carretto e siamo andati ad annaffiare i giovani meli, nel tentativo di salvarli da questo caldo torrido.
Mi viene in mente quando, uscendo di casa, mio padre mi diceva "attenta che piove" e quanto mi faccia incazzare questa sua premura. Attenta a cosa? All'elemento maggiormente presente nel mio organismo, alle strade che vengono lavate da smog e piscio di cane, alle piante che bevono? Pfui!
La fobia cittadina che abbiamo di ripararci con ombrelli e impermeabili anche per poche gocce...
Diamo per scontata l'acqua perché abbiamo il privilegio di aprire un rubinetto per averla a disposizione e siamo così stupidi da temerla, quando viviamo in città, lontani da quelle che sono le leggi naturali. 
Basterebbe un breve periodo di vita trascorso a contatto con la Terra per comprendere molto.
Penso al mio amico Luca. Qualche anno fa, una sera estiva, eravamo in casa e abbiamo sentito il vento alzarsi e i tuoni ruggire. Ci siamo guardati e ci siamo detti "sta per scendere un acquazzone, andiamo a prendercelo!".
È con questa gioia che dovremmo accogliere la pioggia, la vita.