My Bike is My Psichiatrist

Oggi pedalo da sola perché la squadra è impegnata in una Randonneé.
Sono distrutta dai lavori in orto di ieri, quando ho rigirato tutta la terra con la zappa per preparare lo spazio per le nuove piantine che stanno germinando in semenzaio. Così esco per un giro senza pretese: faccio colazione, lascio i capelli così come sono -perché tanto ormai ho le stesse trecce da venerdì mattina- e parto sulla Anonimous facendo uscire da sotto al casco un groviglio di dread, capelli sciolti e trecce che chissenefregatantocipensopoiquandolilavo.
Da quando pedalo, i capelli che escono dal casco sono per me un motivo di orgoglio femminile. Probabilmente è un pensiero che vive solo nella mia testa, ma mi piace l'idea di mantenere quell'aspetto della mia femminilità in un momento in cui spingo sui pedali sudando a bestia, puzzando, sputando e soffiandomi il naso "alla ciclista", perché mi immagino qualcuno vedermi da lontano e scambiarmi per un uomo, per poi accorgersi, quando mi è vicino che no, quella bestia in realtà è una donna (tutto nella mia testa eh...).
Fatto sta, che oggi sono alla fine della Costiera e mi si affianca il Prof. (per chi non è dell'ambiente, il Prof. è uno dei pionieri dello scatto fisso, grazie al quale si è creato il movimento a Trieste, per cui personaggio noto a chiunque pedali fisso in città e oltre ndr.) e mi chiede "Di dove sei? Where are you from?" "Ciao, son de qua, de Rojan!" "Ah, ma va in mona, pensavo che te ieri un'austriaca e me domandavo cosa ghe fa qua un'austriaca che pedala in fissa" "No, no, no te vedi che questo xe el telaio dei URSUS? Sto anno comincio a correr con lori!" "Eh sì infatti..."
Uno scambio di battute non particolarmente significativo, ma che mi fa pensare a due cose: la prima è che più costa la bici che hai sotto al culo e più gente ti saluta per strada. E su questo non mi soffermo. Seconda: sono felice di non sembrare a colpo d'occhio italiana. E questo mi ha portato ad un flusso di coscienza durato per i successivi 20 km. 
Io, come tutti i triestini, ho un rapporto di amore ed odio verso la mia città, il che mi porta a fare spesso la pendolare, a spostarmi per alcuni periodi e poi rientrare quando mi manca l'aria di casa... ma di questo sono particolarmente orgogliosa: la zona geografica, la posizione sul mare, il punto di confine tra est e ovest, rendono il sangue della gente del posto un miscuglio ed è questa la mia identità e la mia forza.
Il mio essere ibrida e sapermi giostrare tra situazioni completamente differenti crea un certo disagio negli altri, i quali mi accusano di non essere capace di stare ferma e di fissarmi in un posto o su un'idea. Dicono che devo scegliere da che parte stare e poi non voltarmi indietro. Ma che vogliono da me? Giudicarmi? Per quel che mi interessa possono continuare a farlo. Ritengo il giudizio un male profondamente radicato e da evitarsi ogni volta sia possibile perché ogni essere umano ha la sua dignità di esistere così com'è e perché vale la regola "walk a mile in my shoes" per cui non si può avere la percezione del vissuto di una certa persona in un certo momento e non si può metter bocca sulle sue decisioni.
Questo è il mio sangue, la mia identità e le stelle del mio cielo di nascita lo confermano, avendomi dato un segno di fuoco ed un ascendente d'acqua. Sono capace di andare in mtb come in fissa, di fare l'orto e vivere da sola in mezzo a un bosco con gli animali, così come di lavorare e vivere in città occupandomi di marketing, di fare la grafica come la fotografa, di avere i dread come i giamaicani e intrecciarmi i capelli come gli indiani d'America e praticare Yoga e Ayurveda come gli indiani dell'India, di essere gentile e disponibile con le persone ma drastica e risoluta a eliminare chi non mi porta rispetto o mi appesantisce.  
Questo è andare in bici: fare una seduta dal migliore psichiatra del mondo, perché solo nel momento in cui inizio a spingere sui pedali, la linea bianca della mia strada si raddrizza e tutto quello che fa parte della mia vita si mette in equilibrio su due ruote per raggiungere il massimo sforzo e la massima velocità possibili secondo le mie condizioni in quel momento.
Sunday ride.